November 03

Tags

go raibh maith agat

Prima di partire, un po’ di peripezie e incertezze dovute ai potenziali scioperi di Ryanair e all’uragano Ophelia che si stava abbattendo sull’Irlanda!!

IMG-20171013-WA0005

Dopo un accurato processo di applicazione per poter diventare “Cara” amica in Irlandese press il Camp di Barretstown, finalmente sono arrivata al giorno prima di partire….mmmhhh….e ora??!

Mi trovavo nell’ufficio Dynamo di Milano e tentavo di immaginarmi come sarebbe stato: il Camp, le attività, le famiglie, i bimbi…sarei stata in grado di partecipare e proporre le cose giuste?

Avevo tante domande in testa e un po’ di preoccupazione, dovuta anche alla delicatezza della sessione perché rivolta alle famiglie che hanno subito un lutto, ovvero la perdita di un bimbo.

Giovedì mattina: giorno di partenza, all’aeroporto mi faccio una bella scorta di fazzoletti di carta nel caso ci fosse bisogno per le molte lacrime di gioia o di commozione che mi aspettavano. Io partivo da Bergamo e mio marito da Pisa e ci saremmo trovati a Dublino; ero un po’ preoccupata di non incontrarlo in aeroporto.

Per fortuna ci siamo trovati e abbiamo preso la macchina a noleggio per raggiungere il Camp. E’ stato un viaggio molto avventuroso sia perché attraverso le stradine di campagna irlandese che si restringevano sempre più, sia perché mio marito doveva guidare dall’altro lato rispetto a quello cui siamo abituati in Italia.

Arrivati sani e salvi al Camp, veniamo entrambi accolti calorosamente dallo staff, nonostante il freddo e umido del tempo J e io mi sono unita agli altri volontari che stavano facendo giochi di ice-breaker, mentre mio marito veniva coccolato dalle donne della mensa con un buon pasto caldo (erano le h 15:30 circa…) per poi ripartire e lasciare il Camp alla volta di una bella gita nel nord dell’Irlanda.

Condividevo la mia stanza con Mira, di origine tedesca ma da tempo in Iralnda e Joanne, belga che vive e lavora a Bruxelles. Per Mira non era la prima esperienza al Camp bensì da molti anni prestava servizio proprio nelle sessioni bereavement e quindi molto ben preparata e disponibile a darmi suggerimenti e indicazioni; per Joanne invece, come per me, era la primissima volta Joanne aveva lavorato nel Camp di SeriousFun Bator Tabor in Ungheria, ma non aveva mai fatto esperienza di volontariato là.

E’ vero il tempo non era dei migliori e faceva molto umido e freddino, ma non ho avuto modo di rendermene conto, tanto calore ed energia sentivo nell’aria, tra noi volontari, con le familgie e i bimbi.

Nel pomeriggio, prima che arrivassero tutti, ci siamo conosciuti tra di noi tramite un pò di giochi e poi abbiamo espresso in gruppetti le nostre aspettative dalla sessione. Noi abbiamo fatto un bell’albero con mille rami che indicavano qualcosa: amore, ricordo, cura, libertà……

IMG_20171019_151308

E in questo gruppo ho potuto iniziare a conoscere Eugene, che ho denominato il mio “nonno” Irlandese, alto, capelli bianchi, occhialoni, caloroso. Da subito ho capito che c’era qualcosa di speciale in lui, ma lui non lo ostentava minimamente…anzi incoraggiava gli altri a tirare fuori idee, a scrivere, disegnare…sempre con una bella luce negli occhi e con la consapevolezza di iniziare insieme una nuova emozionante avventura in sessione.

Eugene era volontario in Barretstown nelle sessioni di famiglie che hanno perso un bimbo da 14 anni, dopo la perdita del suo figlio Kahal che era stato un Camper là.

Ci siamo suddivisi poi in due gruppi: Lights and Doors per indovinare le risposte giuste rispetto alle domande sulle regole da tenere al Camp. Ogni volontario aveva già ricevuto per mail il riferimento all’elenco delle regole in sessione. Divertente era indovinare la risposta giusta e ripassarle, con un pò di sana competizione.

Successivamente abbiamo conosciuto Peter, lo piscoterapeuta che segue la sessione dal primo giorno fino all’ultimo e che ci ha quindi dato un pò di informazioni sulle famiglie in arrivo, soprattutto riguardo a quanto recenti sono le perdite di familiari, al numero di famiglie e rispetto a particolari accorgimenti da tenere soprattutto con alcune famiglie.

L’emozione saliva…l’orario di arrivo delle famiglie si avvicinava, ma già dalle prime ore passate con i volontari e lo staff mi sentivo bene, protetta e certa che se anche avessi avuto qualche problema ci sarebbe stato qualcuno che poteva aiutarmi e sostenermi.

Pat, un ragazzo alquanto bizzarro dello staff, mi ha poi fatto una introduzione teorica riguardo al Camp e alla sua mission, che comunque già conoscevo grazie a Dynamo, ma ciò che mi ha colpito è stato quello che mi ha detto riguardo a ciò che si fa al Camp come staff e volontari: challenge, achievements, reflection, discovery. Questo è un ciclo continuo che si ripete in ogni attività: i bimbi e i genitori vengono sfidati rispetto alle loro possibilità, al fine di raggiungere un obiettivo piccolo o grande che sia, si dedica il tempo adeguato per riflettere su ciò che si è fatto e raggiunto e quindi in ultimo genitori e bimbi, ma anche la famiglia tutta si trovano a scoprire qualcosa di sè e riconoscerlo per poter andare avanti e affrontare una nuova sfida. Tutto questo mi ha fatto pensare alla vita, al lavoro perchè è ciò che facciamo costantemente ma molto spesso ci mancano i pezzi, ovvero ci mettiamo alla prova, magari non ci rendiamo conto di ciò che abbiamo raggiunto e quindi non dedichiamo tempo a rifletterci sopra e ci perdiamo il bello della scoperta. Bhè questo non succede a Barretstown e nemmeno in Dynamo, in questi Camp ci possiamo permettere di vivere a pieno di questo ciclo continuo di crescita, in un ambiente protetto, sicuro che tutto ciò che fa è dedicare il tempo, l’attenzione adeguata a ogni singolo particolare, ogni singolo componente della squadra, figlio, marito, moglie, staff, volontario. Mi sono trovata spesso a rispondere alla domanda: “come stai? Come ti senti?”. Il benessere di ognuno è importante, non solo il Camper ma anche il volontario; non solo il figlio, ma anche la mamma; non solo la mamma, ma anche il babbo.

Ciò che ho imparato da questa esperienza è quanto sia delicato l’equilibrio familiare e quanto si possa fare per poterlo recuperare, se un trauma lo ha fatto perdere, ma ciò che è alla base di tutto è una giusta distribuzione di energie tra tutti i singoli componenti di un nucleo familiare.

Una delle regole maggiormente ripetute per i volontari è: vi siete ricordati di prendervi 1 ora di pausa? Questo è fondamentale per poter avere l’equilibrio giusto, per dosare le proprie energie ed essere al massimo quando serve.

Serious Fun è l’esempio concreto di una grande famiglia dove si dà importanza al benessere di ognuno per poter mantenere l’equilibrio necessario.

Adesso vi porterò a spasso per il Camp e per la sessione alla quale ho partecipato

h 8.30 meditazione dentro alla sala del castello, piena di comode poltrone, con il camino acceso.

IMG_20171020_113339

h 13 pranzo con le famiglie: Richy ci raccontava le storie usando i dadi illustrati di Tiger e non si sa perchè ma erano sempre delle storie con molta supsense e colpi di scena improbabili; Alex e Amelia prendevano le carte di memory e ci giocavamo insieme alla mamma…io non ho mai vinto :0(

IMG_20171019_151638

h 16 bakery: ci sbizzarriamo con forme artistiche di marshmellows e rice crispies fusi insieme, cioccolata fusa e pezzi di frutta con gli spaghetti che possono trasformarsi in giraffe o case.

IMG_20171022_113920

Mentre andavamo all’attività di cavalli, Alex mi dice: “Deborah, sai? Quando le mucche sono sedute, significa che sta per piovere”!

IMG_20171020_113119

Durante la sessione, sono stata poi intervistata insieme al mio collega GSK Tomoyuki Kotaki, da Sue Ricketts coordinatore del programma con Serious Fun e venuta da GSK Londra per sapere le nostre impressioni riguardo all’assigments PULSE in Serious Fun. E’ stata una opportunità di scambio con Tomo veramente interessante, esprimere ciò che stavamo imparando e ritrovarsi così vicini nonostante le differenti culture e i differenti Camp nei quali siamo coinvolti. Quando ci hanno chiesto: cosa direste ai vostri colleghi riguardo a questa esperienza? Io ho detto: Just Do It! Dovete provare e farlo perchè è troppo bello e vi permetterà di scoprire tante belle cose su di voi!

IMG_20171020_130100_1

h 20: ritrovo in teatro per il momento delle reflections, ovvero il momento del ricordo. Ogni famiglia aveva con sè la foto del proprio bimbo scomparso e la posizionava di fronte a una candela in mezzo alla stanza. Peter guidava poi con parole e musica il rito di accensione delle candele e ogni famiglia a turno si recava al centro ad accendere la candela e pronunciava il nome del proprio familiare. Ciò che era impressionante era la concentrazione di ciascun bimbo, il silenzio rispettoso e intenso durante le note musicali. Uno dei bimbi della mia famiglia, Alex, si voltò la prima sera e mi disse: “sai, questa volta sono riuscito a non piangere, sono stato bravo”. Questo mi ha fatto sciogliere il cuore e mi ha di nuovo fatto capire quanto un trauma come la mancanza di un familiare, ma anche una malattia in famiglia, possano far crescere velocemente un bimbo, farlo diventare tutto di un colpo maturo, forte.

Quello che però la sessione al Camp intende fare è proprio anche educare la famiglia a pensare di non sentirsi in colpa nel gioire di nuovo, ad accettare questa nuova vita e a incanalare le energie per chi rimane.

I bimbi mi hanno colpito anche durante il pomeriggio di meditazione fatto fare da Peter. Non avrei mai pensato che bimbi iperattivi a volte come loro avrebbero potuto rilassarsi, ma soprattutto stare bene a rilassarsi e addirittura chiedere il bis. E’ stato uno dei ragazzini più scalmanati a chiedere a Peter di ripetere l’esercizio di rilassamento. Questa è stata l’unica domanda che è stata fatta da loro al termine dell’esercizio.

Anche questo esercizio può essere usato dalle famiglie per “ritrovarsi”, ovvero per interrompere il flusso caotico della routine quotidiana e liberare la mente, ritrovarsi ad ascoltare solo il proprio respiro, coccolati e al sicuro.

Il sabato sera è stato il momento della celebrazione della vita. Ogni genitore aveva precedentemente creato la candela dedicata al figlio/figlia, abbellendola con strasse, paillette, perline, lettere e dopo l’iniziale rito di accensione candele, accompagnati dalla musica ci siamo diretti insieme sul pontile sul lago dove era stato acceso un bel grande fuoco.

IMG_20171022_114920

Ogni famiglia riponeva una candelina su una piccola barca e poi Peter faceva ascoltare un’altra musica e la barca con le candele veniva lasciata andare in acqua lungo il lago fino a che non scompariva nel buio.

Il messaggio finale voleva significare di riconoscere di non poter più vedere il proprio familiare ma la vita continua ancora ed arde come un gran fuoco che ha bisogno di essere alimentato da chi rimane sulle sponde del lago. Rimarranno per sempre impressi nel mio cuore i volti delle famiglie che ho accompagnato in questo viaggio di ricordo e di vita, illuminati dalla calda luce del fuoco e stretti stretti insieme nella forza della loro famiglia.

Infine, restano indelebili le parole del mio “nonno” irlandese Eugene che a noi volontari ha detto nell’ultima riunione dei “CARA” “amici” in Irlandese fatta: “Take it easy today”.

Ho avuto tanti piccoli angeli custodi in questa mia avventura e sono grata a tutti.

GRAZIE

In gaelico: go raibh maith agat

Before leaving, some suspence due to potential strikes of Ryanair flights and due to Ophelia hurricane that was going to impact Ireland!

After an accurate process of application to become a “CARA” volunteer, “FRIEND” in Irish, at the Camp in Barretstown, finally the day before leaving has arrived….mmmmhhh…and now??!

I was in Dynamo office in Milan and I was trying to figure out what next there: the Camp, the activities, the families, the children…will I be able to attend and propose the right things?

I had many questions in my mind and a little bit of worries, due also to the type of session I was going to attend because dedicated to families that lost a child.

Thursday morning: leaving day, at the airport I bought a big box of tissues for the tears of joy or emotion waiting for me there during the sessions. I was flying by Bergamo and my husband from Pisa and then we were going to meet at Dublin airport; I was a little bit worried about not being able to meet him there at the airport that I didn’t know.

Fortunately we met and we rented the car to go to the Camp. The trip was quite exciting either because we were driving through small irish roads in the middle of the countryside and they were becoming more and more narrow, or because my husband should drive on the opposite side respect to the side we are used to in Italy.

Arrived safe at the Camp, both were received warmly by the staff, even if the weather was so humid and cold J and I joined the other volunteers that were playing to break the ice, while the kitchen ladies were offering to my husband a good warm meal at the dining hall (it was 3.30 pm…) before his departure from the Camp for a trip in North of Ireland.

I shared the bedroom with Mira, german origin but living in Ireland since a long time, and Joanne, belgium that works and lives in Bruxelles. For Mira that was not the first time at the Camp but she were offering her volunteering to the bereavement sessions since many years and so she was very well prepared and available to reply to my questions and provide to me with good suggestions and guidance; for Joanne differently, as for myself, that was the first time even if she worked in one of the other Camps of Serious Fun in Hungary, but she had never experienced the volunteering.

It is true that the weather was not so good and it was cold and rainy, but I hadn’t chance to realize that cause so much calor and energy I felt in the air among the volunteers, with families and children.

During the afternoon, before the arrival of everybody, we met each other and got knowledge about us by some games and then we expressed our expectations from the session. We draw a nice tree with multiple branches that were meaning something: love, memory, care, freedom.

It was in this team that I could meet Eugene that I named my Irish “grandfather”, tall, white hair, big glasses and warm. Starting from the beginning I realized that something special was in him, but he didn’t show it…on the contrary he kindly pushed the others to draw, propose ideas, write…always with a bright light in the eyes and with the awareness of being at the beginning of a new adventure with the session.

He has been volunteering at Barretstown Camp in Bereavement sessions since 14 years after the lost of his son Kahal that was one of the Campers there.

Then we splitted in two team: Lights and Doors to guess the correct answers for the questions on the rules of the Camp. Every volunteer received by mail the references to the rules in session. A safe and healthy competition made the follow up of the rules very funny and interactive.

Subsequently we met Peter, the psychotherapist that guide the session from the first day till the end and he provided us with information on the families in arrival, especially with regards to the ones with a more recent loss, the amount of families and the behaviors to keep mainly with some parents or children.

 The emotion was increasing…the time of families arrival was getting more and more close, but already from the first hours spent with the volunteers, the staff and Peter I felt good, protected, safe and sure that even if some problems were going to be present someone was going to help me and support me.

Pat, an american guy from the staff a little bit unusual, showed to me a theoretical introduction about the Camp and its mission, that anyway I knew thanks to Dynamo, but what imptressed me most was the concept of : challenge, achievements, reflection, discovery. That is a continuous cycle that is repeating in each activity: the Campers are challenged respect to their capabilities, in order to achieve an objective small or big it doesn’t matter, a suitable time is dedicated to reflect on what achieved and then in the end the children and the parents but also the whole family can realize something new that can be recognized to go ahead and face another challenge. That reminded to me the life, the job because it is what we always do but most of the time we loss some pieces because we challenge ourselves but then we don’t realize what we achieved and in the end we don’t dedicate time to reflect on and we loss the best that is the discovery. Bhè this is not happening in Barretstown or in Dynamo, in these Camps we can live the full cycle of growth, in a safe environment where there is time to dedicate time, suitable attention to each single detail, each single component of the team, child, wife, husband, staff, volunteer. Many times I was replying to the question: “How are you? How do you feel?” The welness of everyone is important, not only the Camper but also the volunteer; not only the son but also the mum; not only the mum but also the daddy.

What I learn from this experience is that family balance is very critical and so much can be done to be able to recover it, if a trauma affected it, but what is at the basis of everything is a balanced distribution of energies among the different components of the family.

One of the most repeated rules at the Camp is: have you taken 1 hour off? That is fundamental to have the right energies and give the best when is needed.

Serious Fun is the material example of a big family where the welness of everyone is fundamental to maintain the correct balance.

Now let’s go at the Camp, deeply in the session that I attended!

h 8.30 a.m meditation in one of the rooms in the Castle, full of comfortable armchairs, beside the fireplace.

h 1 p.m. lunch with the families at the dining hall: Richy was telling us stories using pictures and we don’t know why in his stories suspence and strange happenings were present; Alex and Amelia were playing with memory cards and we played together with mum…I had never won :0(

h 4 p.m. bakery: we played with marchmellows and rice crispies melt together, melt chocolate and slides of fruits with spaghetti that could transform into giraffes or houses.

While we were going to the horses, Alex told me: “You know, Deborah? When the cows are down, that means that is going to rain!”

During the session, I was interviewed together with my GSK colleague from Tokyo Tomoyuki Kotaki, by Sue Ricketts GSK programme coordinator with Serious Fun and arrived in Ireland from GSK London in order to know more about our experiences and sotries around PULSE assigments. That was a great chance of exchanging with Tomo my feelings, expressing what we are learning and I felt so close to him even if we are having experience in two different Camps and we come from two different Countries. When Sue asked us: what do you want to say to your colleagues about this experience? I replied: Just Do It! You need to try because it is too much amazing and it will allow you to realize so many things about you!

h 8 p.m.: meeting at the theatre for reflections time, the time for memory. Each family showed the photo of the child lost and they put it beside the candle in the middle of the room. Peter then guided by words and music the ritual of candle lightening and each family went to the middle and pronounced the name of the child lost. What impressed me was the focus of the children, the respectful silence during the musical notes.

One of the sons of my family, Alex told me once: “you know, this time I have been able to not cry, I was a good guy!”. These words hit my heart and I was realizing how much a big trauma like the loss of a brother or sister can change very fast a child, letting him/her grow suddenly becoming much more old, strong.

What the Bereavement session at the Camp tries to do is to educate the family to not feel guilty in being having fun again, accept the new life and direct the energies to the ones are still in live.

The children impressed me also during the meditation time lead by Peter. I didn’t think that very energic children like some of them could be relaxed, but especially feeling good and asking for repeating the experience. One of the most active children asked Peter for repeating the relaxing exercise. That one was the only question asked right after the first meditation.

This exercise too can be used by the families to “relax”, breaking the chaotic routine flow and freeing up mind, listening only to our own breath, pampered and safe.

On Saturday evening we attended the life celebration. Each family created a candle dedicated to the son/daughter, by applying paillettes, letters, colours and after the initial candle lightening ritual, with music we went to the side of the lake where a big fire was present.

Each family put a small candle on a boat and then Peter was using some words and musics while the boat was flowing on the water far and far away that we couldn’t in the end see it in the dark.

The final meaning of this celebration is that everyone should recognize that can’t see the child but life is still there and it is burning like the fire beside the lake and the fire needs to be monitored by the ones are still in live. In my heart I will save forever the warm faces of the families that were with me in this journey, around the fire and close together in the strenght of their own family.

In the end, unforgettable remain the words pronounced by my Irish “grandfather” Eugene that during the last meeting for volunteers told us: “Take it easy today”.

I had with me so many different guardian angels and I am grateful to everyone.

THANKS

In gaelic: go raibh maith agat